Micro e nanoplastiche come interferenti endocrini: implicazioni per la funzione tiroidea e l’omeostasi ormonale

Dr.Vincenzo Piazza – Specialista Endocrinologo

Micro e nanoplastiche come interferenti endocrini: implicazioni per la funzione tiroidea e l’omeostasi ormonale

Introduzione

Negli ultimi decenni, la crescente diffusione delle plastiche nell’ambiente ha sollevato preoccupazioni significative per la salute umana. La produzione globale di materiali plastici ha superato i 450 milioni di tonnellate annue, con una percentuale limitata effettivamente riciclata. La quota restante tende ad accumularsi negli ecosistemi, andando incontro a processi di frammentazione progressiva che portano alla formazione di particelle di dimensioni sempre più ridotte, denominate micro- e nanoplastiche.

In letteratura, tali particelle vengono classificate in base alla dimensione: le nanoplastiche (1 nm–1 μm), le microplastiche (1 μm–5 mm), le mesoplastiche (1 mm–1 cm) e le macroplastiche (1–100 cm). Tra queste, le frazioni micro- e soprattutto nano-dimensionate destano particolare interesse biomedico per la loro capacità di interagire con i sistemi biologici a livello cellulare e subcellulare.

Oltre a rappresentare un contaminante fisico, micro e nanoplastiche agiscono come vettori di sostanze chimiche bioattive, incluse quelle appartenenti alla categoria degli interferenti endocrini, con potenziali effetti sulla regolazione ormonale e sul funzionamento del sistema endocrino.

Micro e nanoplastiche come interferenti endocrini: implicazioni per la funzione tiroidea e l’omeostasi ormonale

Meccanismi di interferenza endocrina

Le micro e nanoplastiche possono alterare l’omeostasi endocrina attraverso diversi meccanismi biologici interconnessi.

Rilascio di additivi chimici

Durante la produzione, le plastiche vengono arricchite con additivi quali bisfenoli (ad esempio il Bisfenolo A) e ftalati, PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) , utilizzati per migliorarne flessibilità, resistenza e stabilità. Una volta entrate nell’organismo umano per via ingestiva, inalatoria o cutanea, queste particelle possono rilasciare tali composti, i quali sono noti per la loro attività di interferenza endocrina.

Queste molecole possono:

Effetto “cavallo di Troia”

Le microplastiche presentano una superficie altamente reattiva e adsorbente, che consente loro di legare contaminanti ambientali persistenti, quali metalli pesanti, pesticidi e composti organici lipofili. Questo fenomeno, noto come “effetto cavallo di Troia”, facilita il trasporto e il rilascio di tali sostanze all’interno dei tessuti biologici.

Ruolo specifico delle nanoplastiche

Le nanoplastiche rappresentano una frazione particolarmente critica per via delle loro dimensioni estremamente ridotte. Esse sono in grado di:

A livello molecolare, le nanoplastiche possono indurre:

Questi effetti contribuiscono a una perturbazione sistemica dell’asse endocrino.

Impatto sulla funzione tiroidea

La tiroide rappresenta uno degli organi endocrini più sensibili agli interferenti ambientali. Gli effetti delle micro e nanoplastiche sulla funzione tiroidea possono manifestarsi attraverso diversi meccanismi.

Interferenza con la captazione dello iodio

Sostanze come perclorato e tiocianato, frequentemente associate a contaminanti ambientali veicolati dalle plastiche, competono con lo iodio per il trasporto attraverso il “simporter”sodio-ioduro (NIS), riducendo la disponibilità di iodio per la sintesi degli ormoni tiroidei.

Interferenza con la captazione dello iodio

Sostanze come perclorato e tiocianato, frequentemente associate a contaminanti ambientali veicolati dalle plastiche, competono con lo iodio per il trasporto attraverso il “simporter”sodio-ioduro (NIS), riducendo la disponibilità di iodio per la sintesi degli ormoni tiroidei.

Alterazione della sintesi e del metabolismo ormonale

Gli interferenti endocrini possono:

Effetti a livello recettoriale

Alcuni composti associati alle microplastiche sono in grado di interagire direttamente con i recettori degli ormoni tiroidei, modificandone l’attività trascrizionale e influenzando processi fondamentali quali crescita, sviluppo neurologico e metabolismo energetico.

Ruolo delle nanoplastiche nella tiroide

Le nanoplastiche, grazie alla loro elevata biodisponibilità, possono accumularsi nei tessuti tiroidei e indurre:

Questi effetti possono contribuire allo sviluppo di disfunzioni tiroidee quali ipotiroidismo subclinico, alterazioni autoimmuni e disordini della regolazione metabolica.

Effetti sistemici sul sistema endocrino

Oltre alla tiroide, l’esposizione a micro- e nanoplastiche è stata associata a effetti su diversi assi endocrini.

Sistema riproduttivo

La presenza di microplastiche in fluidi biologici quali liquido seminale e tessuti placentari suggerisce una loro capacità di bioaccumulo. Gli effetti osservati includono:

Sviluppo fetale e infantile

Le fasi precoci della vita rappresentano una finestra critica di vulnerabilità. Le nanoplastiche possono attraversare la barriera placentare e influenzare:

Metabolismo energetico e obesità

Alcuni interferenti associati alle plastiche sono definiti “obesogeni” in quanto in grado di:

Strategie di mitigazione dell’esposizione

Alla luce delle evidenze emergenti, diverse organizzazioni scientifiche e ambientali raccomandano misure preventive per ridurre l’esposizione a micro- e nanoplastiche: 1. Preferire contenitori in vetro o acciaio inox rispetto alla plastica, soprattutto per alimenti e bevande.
2. Limitare il consumo di alimenti confezionati e l’utilizzo di plastica per il riscaldamento dei cibi.
3. Favorire l’uso di fibre naturali per ridurre il rilascio di microfibre sintetiche.
4. Prestare attenzione alla composizione dei prodotti cosmetici, evitando quelli contenenti microplastiche aggiunte intenzionalmente.

Conclusioni

Le micro e nanoplastiche rappresentano una sfida emergente per la salute pubblica, non solo come contaminanti ambientali, ma anche come agenti biologicamente attivi in grado di interferire con il sistema endocrino. Il loro impatto sulla funzione tiroidea e sugli altri assi ormonali evidenzia la necessità di ulteriori studi per chiarire i meccanismi molecolari coinvolti e definire strategie efficaci di prevenzione.
In particolare, le nanoplastiche, grazie alla loro elevata reattività e capacità di interazione con i sistemi biologici, emergono come un fattore di rischio prioritario, richiedendo un’attenzione crescente nell’ambito della ricerca tossicologica ed endocrinologica.
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