L’ozonoterapia è una procedura medica che utilizza una miscela di ossigeno e ozono (O₂–O₃) a concentrazioni terapeutiche controllate. Viene impiegata come trattamento complementare in diversi ambiti clinici grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, analgesiche, antimicrobiche, immunomodulanti e vascolari. Il suo razionale biologico è supportato da evidenze sperimentali e da studi clinici, sebbene con livelli di prova eterogenei a seconda delle indicazioni.
Meccanismi d’azione biologici
La tiroide è un organo particolarmente sensibile alle variazioni del bilancio ossido-riduttivo. Alterazioni dello stress ossidativo giocano un ruolo rilevante nella patogenesi di diverse disfunzioni tiroidee, comprese le malattie autoimmuni. Per questo motivo, l’impiego dell’ozonoterapia in pazienti con patologie tiroidee richiede una valutazione clinica ed endocrinologica accurata, distinguendo tra applicazioni sistemiche e locali.
Tali mediatori sono in grado di:
• attivare i sistemi antiossidanti endogeni (glutatione ridotto, superossido dismutasi, catalasi);
• • modulare l’espressione delle citochine pro- e anti-infiammatorie;
• migliorare il metabolismo cellulare dell’ossigeno e la funzione mitocondriale.
Il risultato complessivo è una risposta adattativa a uno stress ossidativo controllato, definita precondizionamento ossidativo. In questo contesto è stata inoltre ipotizzata una modulazione della risposta immunitaria, con possibile riequilibrio dei profili Th1/Th2/Th17, un meccanismo di particolare interesse nelle patologie autoimmuni.
Un ulteriore effetto riportato è il miglioramento della microcircolazione e dell’ossigenazione tissutale, con potenziali benefici nei tessuti cronicamente infiammati. È importante sottolineare che tali meccanismi sono supportati prevalentemente da studi sperimentali, modelli animali e studi clinici di piccole dimensioni e non equivalgono automaticamente a un beneficio clinico dimostrato.
Effetti clinici generali dell’ozonoterapia
Dal punto di vista clinico, l’ozonoterapia è associata a:
• riduzione dell’infiammazione cronica e del dolore nocicettivo;
• miglioramento della microcircolazione e dell’ossigenazione tissutale;
• stimolazione dei processi di riparazione e rigenerazione dei tessuti;
• modulazione della risposta immunitaria innata e adattativa.
Se applicata secondo protocolli standardizzati e da personale esperto, la metodica presenta generalmente un buon profilo di sicurezza.
Ozonoterapia e funzione tiroidea
La tiroide è un organo particolarmente sensibile alle variazioni del bilancio ossido-riduttivo. Alterazioni dello stress ossidativo giocano un ruolo rilevante nella patogenesi di diverse disfunzioni tiroidee, comprese le malattie autoimmuni. Per questo motivo, l’impiego dell’ozonoterapia in pazienti con patologie tiroidee richiede una valutazione clinica ed endocrinologica accurata, distinguendo tra applicazioni sistemiche e locali.
Ipertiroidismo
Nei pazienti affetti da ipertiroidismo, caratterizzato da aumento del metabolismo basale e iperattivazione neuroendocrina, l’ozonoterapia sistemica è generalmente considerata una controindicazione relativa o assoluta. L’induzione di uno stress ossidativo, seppur controllato, potrebbe infatti amplificare l’ipermetabolismo, aggravando la sintomatologia cardiovascolare (tachicardia, palpitazioni) e neurovegetativa (ansia, nervosismo, insonnia).
Le applicazioni locali, a basse concentrazioni e su aree limitate, possono essere prese in considerazione solo dopo un’attenta valutazione specialistica e in assenza di instabilità clinica.
Tiroidite di Hashimoto e ipotiroidismo autoimmune
Ad oggi non sono disponibili studi clinici randomizzati di elevata qualità che dimostrino un beneficio clinico significativo dell’ozonoterapia sistemica nella tiroidite di Hashimoto. In particolare, non esistono evidenze solide a supporto di:
• una normalizzazione stabile dei valori di TSH e FT4;
• una riduzione clinicamente significativa dei sintomi;
• la prevenzione della progressione verso l’ipotiroidismo conclamato;
• una riduzione clinicamente rilevante degli autoanticorpi tiroidei.
Alcuni studi osservazionali e comunicazioni preliminari suggeriscono possibili effetti su marker di stress ossidativo e modeste variazioni dei titoli anticorpali, ma tali risultati presentano importanti limiti metodologici e non consentono conclusioni definitive.
Nell’ipotiroidismo autoimmune, l’ozonoterapia sistemica non rappresenta una controindicazione assoluta, ma deve essere utilizzata con cautela e preferibilmente in pazienti già adeguatamente compensati dal punto di vista ormonale. Le applicazioni locali risultano generalmente ben tollerate e prive di effetti sistemici clinicamente rilevanti.
Ozonoterapia nelle malattie autoimmuni: una visione più ampia
Nel contesto delle malattie autoimmuni sistemiche e organo-specifiche, l’ozonoterapia è stata valutata come terapia complementare in alcune condizioni infiammatorie croniche. I risultati più frequentemente riportati includono un possibile miglioramento dei parametri di stress ossidativo e un effetto antinfiammatorio aspecifico.
Tuttavia, le evidenze disponibili sono eterogenee, non facilmente generalizzabili e fortemente dipendenti dalla patologia considerata e dal protocollo terapeutico adottato.
Sicurezza, controindicazioni e aspetti pratici
L’ozonoterapia sistemica, se eseguita secondo protocolli corretti, è generalmente ben tollerata, ma presenta controindicazioni assolute e relative, tra cui:
• deficit di G6PD (favismo);
• gravidanza;
• alcune patologie neurologiche (ad esempio epilessia);
• disturbi tiroidei non stabilizzati.
È fondamentale sottolineare che la somministrazione endovenosa diretta di ozono è considerata non sicura e non conforme alle buone pratiche cliniche.
Conclusioni
L’ozonoterapia rappresenta una strategia terapeutica complementare con meccanismi biologici ben definiti, ma con evidenze cliniche variabili a seconda delle indicazioni. Nei pazienti con disfunzioni tiroidee, in particolare in presenza di ipertiroidismo o di malattie autoimmuni attive, è essenziale personalizzare l’approccio terapeutico, distinguendo tra trattamenti locali e sistemici e basando ogni scelta su una valutazione endocrinologica accurata e aggiornata.
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